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«Casa Pound», tanto di vecchio dietro nuovi slogan

By rassinistra · July 14, 2009 · 0 Comments · 9 Views
di Saverio Ferrari su Liberazione del 11/07/2009

Colloqui riservati svelano un’organizzazione con doppi livelli


«Duemila tesserati e migliaia di simpatizzanti, sedi su tutto il
territorio nazionale, 15 librerie, otto associazioni sportive, una web
radio con 25 redazioni in Italia e dieci all’estero». Con queste parole
Gianluca Iannone, presidente di Casa Pound Italia, il 22 giugno scorso
ha introdotto i risultati raggiunti dall’associazione, festeggiando il
primo anno di attività, a Roma ad Area 19, una delle quattro
occupazioni poste sotto l’egida del gruppo.È stata anche l’occasione
per sottolineare come ben 150 siano state le conferenze organizzate e
che a Casa Pound Italia fanno ormai riferimento «dieci gruppi musicali,
una compagnia teatrale, una galleria d’arte e un circolo di cultura
cinematografica», ma soprattutto il Blocco studentesco che «ha
conquistato 120 rappresentanti alle Superiori e 37 mila voti solo a
Roma con una media del 18% dei consensi».

«È stato un anno intenso – ha concluso Iannone – che ha portato a
risultati che vanno oltre quanto sperassimo, a cominciare dalla
capacità del Blocco studentesco di guidare la protesta contro la
riforma Gelmini».

Un giudizio decisamente ben oltre il vero anche se è indubbio che
questa realtà di Casa Pound nel suo complesso rappresenti un fenomeno
in crescita. Quasi un piccolo evento mediatico. I riconoscimenti a
destra si sprecano: solo negli ultimi mesi la sede romana di via
Napoleone III ha ospitato, a febbraio, la presentazione di un libro

dell’ex brigatista rosso Valerio Morucci con Giampiero Mughini e il
vicecapogruppo del Pdl in Campidoglio Luca Gramazio, occasione per
lanciare un appello a «mettere fine al meccanismo diabolico
dell’antifascismo», e successivamente il 2 aprile, la proiezione del
film-documentario apologetico su Bettino Craxi «La mia vita è stata una
corsa», con tanto di intervento della figlia, nonché attuale
sottosegretario agli esteri, Stefania Craxi.

Recentemente è stato anche pubblicato dalle edizioni Contrasto un
interessante libro foto-giornalistico su Casa Pound: «OltreNero. Nuovi.
Fascisti. Italiani» di Alessandro Costelli e Marco Mathieu. Una ricerca
più antropologica che politica. Ultima in ordine di tempo, a fine
maggio, l’intervista su l’Altro a Gianluca Iannone da parte di Ugo
Maria Tassinari, da sempre loro entusiastico sponsor, che ha suscitato
non poche critiche e rimostranze a sinistra.

Ma dietro le quinte la realtà sembra ben diversa da quanto appaia. Non
proprio nuova, si potrebbe dire, anzi, decisamente datata. Sulla base
di alcuni colloqui riservati sfuggiti via internet all’uso esclusivo
dei dirigenti, emergerebbe, infatti, la dimensione di un universo non
proprio così originale, scevro da dogmi e aperto al dialogo con tutti.
Il dibattito interno a cui ci riferiamo è dell’aprile scorso. Ebbene,
il capo, ovvero Gianluca Iannone, dietro lo pseudonimo di Geronimo, nel
relazionarsi con i dirigenti locali sparsi sul territorio, così
illustra e detta le linee organizzative: «Le comunità vanno strutturate
in cerchi concentrici, il primo deve essere il direttivo, il secondo
cerchio deve essere quello della comunità e poi i vari cerchi con tutti
gli altri. Per comunità intendo un insieme di persone che mantengono un
segreto, uno zoccolo duro serrato, fido, agguerrito…». Il terrore è
quello delle infiltrazioni: «Siate sempre diffidenti – dice – occhio
soprattutto a vecchi camerati… che si riaffacciano dal nulla. Noi vi
fidate di nessuno. Siamo una foresta che cresce. Occhio ai parassiti».

In questo quadro, tra citazioni di Alessandro Pavolini e altri, si
invitano tutti a «dare informazioni il meno possibile». «Chi vuole
conoscerci realmente – queste le conclusioni – chiama e si fissa un
appuntamento. In questo periodo dobbiamo essere molto selettivi».

Anche il mondo delle curve è vissuto con un certo sospetto: «Se inteso
come contenitore per aggregare e poi formare al di fuori, lo stadio è
fondamentale e ho grande rispetto per i gruppi perché anche noi ne
abbiamo uno forte e radicato», ma «gli stadi pullulano di infiltrati.
La politica trasportata nello stadio porta dietro un sacco di controlli
e situazioni con le forze dell’ordine». L’impianto sembrerebbe quello
già sperimentato delle formazioni neofasciste degli anni Settanta,
ipercentralizzate e compartimentate, con doppi livelli, impermeabili e
pronte allo scontro non solo politico.

«Ogni regione – è sempre Iannone a parlare – deve avere un minimo di 10
elementi facenti parte del servizio d’ordine nazionale che faranno capo
direttamente al coordinatore regionale e al sottoscritto.

Compito dei coordinatori regionali è individuare gli attivisti più
portati a discipline marziali e unirli sotto il servizio d’ordine
locale. Il servizio d’ordine deve essere basato su un reale allenamento
settimanale e una serie di letture mirate che saranno comunicate in
seguito. Bell’aspetto (interiore ed esteriore) e sangue freddo sono
solo i primi due requisiti per accedere a questa struttura che avrà
riunioni nazionali e compiti delicati. Appartenere al servizio d’ordine
è un onore che non tutti possono rivestire. Scegliete bene».

C’è dunque un piccolo Duce al vertice di Casa Pound che tutto decide e
comanda, ma soprattutto sarebbe interessante sapere a cosa dovrebbe
servire un servizio d’ordine e quali siano “i compiti delicati” di cui
si parla. Anche alla luce di alcune inquietanti ammissioni in relazione
ai rapporti non sempre conflittuali che sembrerebbero intercorrere tra
alcune sedi di Casa Pound e le Digos locali. «Solita amicizia con la
Digos. – comunica il responsabile di Siena a cui fa da sponda Perugia –
Qua la situazione è la solita, fanno gli amiconi e i cammarati». Storie
già sentite. Anche queste.
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