"La verità sulla morte di mio figlio, Carlo Giuliani" di Giuliano
Giuliani
da "L'Unità" del 7/01/2002
Caro Direttore, leggo sull Unità del 31 dicembre scorso, nei paginoni
dedicati ai fatti del 2001, Intorno alle 18 un giovane contestatore,
Carlo Giuliani, viene ucciso da un carabiniere mentre partecipa all
aggressione a una camionetta rimasta isolata. Che fatica precisare,
puntualizzare, argomentare! Trattandosi dell Unità, che considero tra i
pochi giornali che si possono leggere senza provare un senso di nausea,
la fatica è sopportabile
. E allora tento di dire la mia, supportata da
giorni e giorni di attenta visione e confronti di filmati e di
fotografie, tutti resi pubblici per altro, anche se spesso ignorati,
volutamente o per ignavia, per censura o per autocensura, che è anche
peggio. 1) La camionetta non è affatto isolata. A pochi metri c è un
plotone di carabinieri. Qualche decina di metri più indietro c è uno
schieramento di poliziotti. Nessuno interviene. Solo dopo, quando Carlo
è stato straziato dalla camionetta che gli passa sopra due volte. 2)
Intorno alla camionetta sono quasi più numerosi i fotografi dei
manifestanti, e alcuni di questi se ne disinteressano. 3) Nella scena
della tragedia Carlo arriva per ultimo. 4) Raccoglie da terra l
estintore che gli è arrivato tra i piedi. 5) Quando solleva l estintore
e parte il colpo che lo uccide (il primo colpo sparato, e non in aria
quindi, ma contro la persona) Carlo si trova a quasi quattro metri
dalla camionetta. E il momento in cui viene scattata la fotografia da
Marco D Auria per RAINET, foto presente su Internet (questa qui sotto)
e che è il documento più ignorato in assoluto. 6) Carlo ha visto la
pistola impugnata da tempo (che provoca già l allontanamento dei
manifestanti) e vuole disarmare il carabiniere. I primi cinque punti
sono assolutamente certi e incontrovertibili. Il sesto è la mia verità,
che non pretendo sia di altri. Anche se la verità, tutta la verità, va
ancora cercata, con pazienza e attenzione. C è la storia dei bossoli, c
è la testimonianza sul numero degli occupanti la camionetta, i dubbi
sullo sparatore. Insomma, materia per un giallo. Ciò che succede in
piazza Alimonda va letto anche nel contesto. Sono interpretazioni,
certo. Quanto siano verità non credo sia difficile provarlo. Genova
vive il 19 una manifestazione, quella dei migranti, bellissima,
coloratissima, gioiosa, piena di umorismo. Ci sono persino
gradevolissimi episodi di fraternizzazione fra dimostranti e forze dell
ordine. Immagino che, a sera, qualcuno si sarà domandato a che cosa
dovessero servire 18.000 uomini trasferiti, 250 bare fatte arrivare,
interi reparti ospedalieri e intere carceri svuotati, gli allestimenti
della caserma di Bolzaneto. E il 20 mattina compaiono i cosiddetti
Black Bloc. Sì, occorre scrivere cosiddetti in corsivo, in grassetto,
con le virgolette, in tutti i modi tipografici con i quali si può
evidenziarne l oscena ambiguità. Entrano in azione alle 9 e mezzo del
mattino, un gruppo si approvvigiona di sassi, pezzi di asfalto, sbarre
della segnaletica in piazza Paolo da Novi, come testimonia Giulietto
Chiesa nel suo libro. Tutt intorno interi reparti di forze dell ordine
che avrebbero potuto circondarli e impacchettarli come si conviene. E
invece niente. Si lasciano agire indisturbati. Uno è indotto a pensare
che avrebbero fatto comodo. Alla stessa ora il gruppo dirigente di AN,
con il vice presidente del consiglio, si trova al forte San Giuliano,
centrale operativa, per, così è stato detto, portare solidarietà. Una
solidarietà incomprensibile a quell ora, ma certamente impegnativa, se
dura, come è stato detto, fino alle 16 e trenta. Anche sul numero dei
cosiddetti Black Bloc c è qualcosa da dire. Prima 300, poi 500, poi
mille, poi su su, 5000, 8000, secondo il ministro Scajola, che è
rimasto a dormire a Roma, quasi 10000. L escalation mi ha ricordato
quella del ministro Tremonti sul buco di bilancio. Da 10.000 miliardi
si è arrivati a 65000. Poi non era vero, come è ovvio. Ma serviva, per
i media e per i creduloni, per quelli che dimenticano, che si dilettano
di incredibili nomination. La considerazione che si può fare e che se i
servizi di intelligence non si accorgono di 300 devastatori abituali di
città è grave. Se non si accorgono di 10000 sono da mandare tutti a
casa senza i benefici dell articolo 18! Se ne facessi parte, mi
sentirei offeso e chiederei i danni. Poi c è sabato, la sera del
sabato, la notte sulla domenica. E tutto documentato e non mi soffermo
oltre. Resta il problema della memoria, che, come dice Magris, non è né
vendetta né rancore, ma custode di verità e di libertà . La mia
famiglia e gli amici di Carlo sono ovviamente impegnati a tenerla viva.
Vorrei che anche voi ci aiutaste a farlo.
"La verità sulla morte di mio figlio, Carlo Giuliani" di Giuliano Giuliani
By rassinistra · July 31, 2009 · 0 Comments · 2 Views

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