Oscar Marchisio, intellettuale di classe
francesco garibaldo
È vissuto poco il nostro compagno e collaboratore Oscar Marchisio.
Eppure, non basterebbero tre vite a uno come noi per riuscire a pensare
e a realizzare tutte le cose che ha pensato e realizzato lui. Per più
di 25 anni ha collaborato con il manifesto, mettendo il naso nella
politica e nell'economia con mano leggera, curiosità e
spregiudicatezza. È stato appassionatamente dalla parte del lavoro
senza perciò temere la contaminazione con il capitale, con l'impresa.
Studiava i modelli economici e sociali esistenti e ne ipotizzava di
nuovi, per questo guardava con avidità fuori dai campo visivo
conosciuto. Per questo, a un certo punto della sua ricerca, è sbarcato
in Cina (ricordiamo l'appuntamento atteso con ChinaNews) senza
trascurare la sua formazione e la centralità della classe (si chiamava
Classe una dette tante riviste a cui ha collaborato). Senza perdere i
contatti con la sua terra d'origine, la Liguria, Genova e poi Sanremo,
muovendosi con maestria tra le nebbie del porto di Imperia dove
impazzavano i Caltagirone e gli Scajola. Oscar è stato un intellettuale
anomalo, un vulcano di idee che ci rovesciava addosso, costringendoci a
volte a feroci selezioni tra i tanti titoli proposti. Dalla
fantascienza al cibo, dalla mobilità urbana al nuovo modo di costruire
l'automobile. L'automobile era un'idea fissa di Oscar, non perdeva
occasione per smontarla e ricostruirla, possibilmente con un altro
motore, magari progettando una proprietà collettiva perché, diceva, il
vecchio modello basato su una o più vettura per nucleo familiare è
morto per incompatibilità ambientale. Il suo ultimo aticolo per il
manifesto è del 31 luglio di quest'anno e aveva per titolo «Se la Cina
viaggiasse come noi». Per studiare l'auto aveva viaggiato da Torino
alla Svezia, dagli Stati uniti alla Cina per ritrovare sempre, al
ritorno, interlocutori attenti nel gruppo dirigente nazionale della
Fiom e della Camera del lavoro di Bologna. Oscar Marchisio ha insegnato
sociologia del lavoro presso le università di Pisa e Urbino ed è stato
consulente, dal suo ufficio di Pechino, di svariate aziende in Cina. Ha
scritto molti libri per diverse case editrici, alcuni anche per la
Manifestolibri, tra cui «McMarx, critica della socialità come prodotto
industriale» che analizza il modello di consumo costruito da
McDonald's, Microsoft e Walt Disney. Oppure «Molteplice persona,
soggettività e conflitti oltre la rivoluzione liberale». Tutto questo
non poteva bastargli, così si è fatto lui stesso editore dando vita a
Socialmente, per pubblicare tra gli altri titoli «Bologna operaia».
Oscar ci ha lasciati nella notte tra giovedì e venerdì, colpito da un
infarto, aveva solo 59 anni. Non sappiamo cosa stesse rimuginando, a
quali altri progetti lavorasse. La scorsa settimana ci aveva promesso
un «articolo-bomba», non aveva voluto dirci di più, non ne conosceremo
mai il contenuto. I funerali si svolgeranno alle 16,30 di oggi alla
Chiesa degli Angeli di Sanremo. Dal collettivo del manifesto un forte
abbraccio alla sua compagna Ornella e alle sue due figlie. (loris
campetti) rigore e creatività La mia amicizia ed il mio sodalizio
intellettuale con Oscar Marchisio risale agli anni Ottanta. Lui veniva
da una esperienza di direzione all'Ansaldo, poi di consulente per
grandi imprese internazionali di consulenza prima di mettersi in
proprio, io ero allora il segretario generale della Fiom di Bologna e
cercavo risposte alternative nella gestione delle imprese,
specificatamente sui problemi della produttività e della prestazione
lavorativa. Fu un intendersi immediato; lui ci fornì di strumenti
concettuali che aiutarono un'intera stagione di negoziazione
d'avanguardia a Bologna e poi in Italia. Da lì iniziò un percorso che
coinvolse altri amici sindacalisti - Claudio Sabattini, Tiziano
Rinaldini, Anna Naldi - in una avventura intellettuale che affrontò i
temi dello sviluppo e della politica industriale nel contesto
internazionale con una particolare attenzione alla mobilità sostenibile
e poi, negli ultimi anni, alla Cina. Oscar amava tradurre le sue
intuizioni in proposte concrete presentate, con inguaribile ottimismo e
voglia di trasformare il mondo, a tutti coloro che avrebbero potuto
realizzarle; non era tempo per essere ascoltati dalla sinistra di
governo locale e poi nazionale, se non per rare eccezioni. Fu Oscar a
rendere vicina la problematica dello sviluppo cinese a molti di noi,
nel sindacato e nella sinistra italiana. Un numero grande di libri, ma
uno ancora più grande di appunti di ricerca, di rapporti su aziende,
settori e paesi, finalmente, con sua grande soddisfazione ordinate in
un mega-archivio, testimoniano questo suo impegno. Sarebbe tradire la
sua memoria non ricordare che la sua immensa creatività non riusciva a
sfogarsi nel lavoro su questi «temi seri» e quindi i romanzi, le
incursioni nelle problematiche del cibo e la sua esperienza come
imprenditore del settore, e poi, da ultimo, la casa editrice. La sua
mente non voleva riposare ma trovare un oggetto sempre nuovo su cui
impegnarsi in uno sfibrante viaggiare per tutto il mondo. La notizia
della sua morte ancora giovane e nel pieno della sua creatività lascia
tutti i suoi amici sgomenti e priva la sinistra ed il movimento
sindacale italiano di un amico e di un intellettuale sempre aperto alla
discussione ed al contributo originale. Un abbraccio per la sua
compagna di una vita e le sue figlie così amate.
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