I paladini DELLA GREEN ECONOMY
AL MERCATO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE
Studiosi e «opinion maker» scoprono l'effetto serra e la distruzione
delle risorse naturali come la frontiera per salvare il capitalismo
dagli eccessi del mercato. E propongono intervento statale e un
cambiamento radicale negli stili di vita. Ma c'è anche chi invoca la
giustizia ambientale per cancellare le diseguaglianze sociali. Un
sentiero di lettura sulla «nuova ecologia» messa a confronto con la
crisi economica Mauro Trotta Riscaldamento climatico, inquinamento
marino e dell'aria, smaltimento dei rifiuti. I problemi legati
all'ecologia non solo sono diventati luoghi comuni, ma sempre più
influenzano la vita di tutti. Così tra ritmi stagionali che sembrano
impazzire, stravolgimenti del territorio, limitazioni del traffico
nelle città, spiagge non più frequentabili, rifiuti accumulati agli
angoli delle strade, con disagi ancora più gravi per chi vive nei
pressi di discariche o inceneritori, le abitudini quotidiane si
modificano, per non parlare dei danni alla salute che tutto ciò
comporta e della sensazione di fine del mondo sempre più diffusa. In
tempi di crisi economica, poi, quando il capitalismo neoliberista
sembra mostrare la corda, all'improvviso tutti si scoprono attenti ai
problemi ambientali e da più parti si sostiene che una crisi globale
come quella attuale può, in realtà, rappresentare un'occasione: si
tratta solo di coniugare l'economia con l'ecologia. In questo modo si
potrà uscire dalla crisi e salvare l'attuale stile di vita, rendendolo
solo un po' più ecologico. Via allora ad espressioni come «sviluppo
sostenibile», «rivoluzione verde», «nuova ecologia politica». I
dittatori del petrolio C'è anche chi, proprio partendo dall'analisi
della situazione ambientale ed economica, si schiera per cambiamenti
profondi che modifichino alla radice l'attuale sistema socio-economico.
Sembrerebbe quasi, insomma, che nell'ambito dell'analisi della
situazione dal punto di vista economico ed ecologico, vadano prendendo
slancio due tendenze analitiche e politiche che richiamano alla mente
la classica distinzione tra riformisti e rivoluzionari, dove i primi
tendono a mantenere con alcune correzioni la struttura capitalistica
attualmente in auge, mentre i secondi propugnano una fuoriuscita dal
neoliberismo in nome di un altro tipo di società. Appartiene senza
dubbio al campo riformista un libro come Caldo, piatto e affollato di
Thomas L. Friedman (Mondadori, pp. 535, euro 22). Editorialista del
«New York Times», vincitore tre volte del premio Pulitzer, Friedman
offre una descrizione chiara, di taglio giornalistico della situazione
e delle sue ricette per uscirne. Si parte da una constatazione: viviamo
in un mondo in cui il surriscaldamento climatico è una realtà, in cui
ovunque si è affermato il medesimo stile di vita a discapito delle
diversità culturali e ambientali, in cui la crescita demografica appare
inarrestabile. Si continua mettendo a fuoco i cinque problemi chiave
con cui misurarsi, ovvero la domanda crescente di forniture energetiche
e risorse naturali sempre più scarse, il trasferimento di ricchezze ai
paesi produttori di petrolio e ai loro «petrodittatori», la penuria
energetica che oppone chi ha energia in abbondanza e chi ne è a corto,
il mutamento climatico, la perdita di biodiversità. Si tratta allora di
affrontare tali problematiche adottando quello che Friedman chiama
«codice verde», ovvero da un lato di utilizzare in modo massiccio,
sviluppandole ulteriormente, quelle tecnologie, come l'eolico e il
solare, che garantiscono energia pulita, dall'altro premere per un
deciso intervento governativo che impiegando sia la leva fiscale, con
sgravi e incentivi, sia quella legislativa, elevando i limiti in
materia di emissioni inquinanti, funzioni da stimolo potente per quella
che dovrebbe apparire come una «rivoluzione verde». La morale della
frugalità Certo, si tratta di affrontare la decisa opposizione di
gruppi potenti, come la lobby del petrolio, e di adottare provvedimenti
fortemente impopolari, almeno sul breve periodo, ma interventi del
genere non possono essere rinviati. Il problema è che non si capisce
appieno come sia possibile un tale cambiamento, senza modifiche
radicali dell'intero sistema socio-economico. Sembra, insomma, che le
istanze propugnate dall'autore si basino più sulla necessità morale che
sull'analisi realistica dei rapporti concreti all'interno del sistema
socio-economico. Del resto che tutto debba avvenire all'interno di
un'ottica comunque di conservazione del capitalismo appare chiarissimo
anche dalla citazione riportata da Friedman della famosa sentenza del
Gattopardo: «Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto
cambi». La morale è anche al centro del testo di Jean-Paul Fitoussi ed
Éloi Laurent, intitolato La nuova ecologia politica. Economia e
sviluppo umano (Feltrinelli, pp. 124, euro 14). Fin dall'inizio,
infatti, gli autori affermano che «la questione etica si trova al
centro dei problemi economici». Si schierano, inoltre, contro il
paradigma economico della regolazione interna - secondo il quale il
mercato, tramite la libera interazione di liberi attori, ritorna sempre
in uno stato di equilibrio ottimale - per quello della regolazione
esterna: «il corretto funzionamento dell'economia di mercato non è
concepibile senza l'intervento di un agente esterno - il potere
pubblico -, in quanto l'ordine economico e sociale scaturisce da un
complesso equilibrio tra decisioni individuali e decisioni collettive».
Inoltre, partendo da una disamina di alcune delle principali teorie
economiche - da Smith e Ricardo fino a Mill, Keynes, Georgescu-Roegen,
Sen - Fitoussi e Laurent delineano i caratteri fondamentali di una
«economia veramente dinamica», un sistema aperto e non chiuso, cioè, in
cui la scarsità prodotta dall'inesorabile legge dell'entropia possa
essere contrastata dal ritardo, ossia differendo nel tempo consumi o
godimenti materiali, approfittando del progresso tecnico e delle
conoscenze accumulate in questo periodo di tempo. La scelta di Latouche
Naturalmente, occorrerà investire nell'istruzione e nella ricerca per
sfruttare il tempo guadagnato e impegnarsi a fondo nella difesa
dell'ambiente. La nozione di ritardo dovrà così essere considerata come
«un bene pubblico prodotto dai governi e attuato da sistemi di
incentivazione adeguati alle scelte di lungo termine» e, in questo
senso, tale nozione «può esistere soltanto nel tempo lungo della
democrazia». Una democrazia che, sulla scorta di John Rawls e Amartya
Sen, viene quasi a coincidere con la giustizia sociale e viene definita
come «il regime che mira a ripartire nel modo più equo i beni primari e
a correggere per quanto possibile le ineguaglianze di capacità». Uno
sguardo sulle varie posizioni che analizano crisi economica ed ecologia
sarebbe incompleto senza quella teoria della decrescita, propugnata da
Serge Latouche, che ha avuto per i suoi tratti di novità ampia
risonanza e di cui il manifesto si è occupato più volte. È di recente
uscito un interessante libretto di Latouche intitolato Mondializzazione
e decrescita. L'alternativa africana (Dedalo, Bari, 2009, pagg. 124,
euro 14) che raccoglie vari scritti d'occasione degli ultimi anni
incentrati sul continente africano. L'interesse del testo risiede,
innanzi tutto, nel suo mettere a nudo, in maniera chiara e
comprensibile, le radici, i fondamenti proprio d'origine africana a cui
l'autore si è ispirato per costruire la propria teoria della decrescita
serena. Emergono, così, dalle pagine del libro l'opposizione tra la
«razionalità» occidentale e la «ragionevolezza» africana o i contrasti
e le differenze che dividono l'Africa delle élites, quella ufficiale,
preda di modelli e prodotti imposti dal mercato globale e l'altra
Africa, quella abbandonata, dei poveri, ma in grado di resistere e di
sopravvivere grazie all'economia neoclanica, alla logica del dono, alla
solidarietà. Ed emergono, soprattutto, i protagonisti concreti di
questa economia vernacolare, le donne, gli artigiani, i contadini che
hanno costruito queso stile di vita resistente e alternativo al
neocapitalismo che, secondo i sostenitori della decrescita, può
rappresentare l'unica via per salvare il mondo. Se Latouche, per la sua
tensione a un radicale mutamento del sistema socio-economico, è da
annoverarsi tra i «rivoluzionari», allo stesso campo appartiene, e con
venature più marcate, un testo come Ecologia dei poveri. La lotta per
la giustizia ambientale di Joan Martìnez Alier (Jaca Book, pp. 423,
euro 38). Libro materialista, secondo la stessa definizione
dell'autore, Ecologia dei poveri è un testo incentrato sul conflitto:
conflitto tra ecologia ed economia, ma soprattutto conflitto tra gruppi
sociali, conflitto tra linguaggi diversi. Così Alier definisce la
nozione di economia ecologica come lo studio dello «scontro
ineluttabile tra espansione economica e conservazione dell'ambiente» e
delle sue forme. Allo stesso modo l'ecologia politica non sarebbe altro
che quel campo interdisciplinare di studi incentrato sull'analisi dei
«conflitti ecologici distributivi». L'etica del conflitto Il libro non
è per niente un arido manuale di teoria, anzi. Si parte dalla
distinzione tra le principali correnti ambientaliste: quella della
wilderness, volta sostanzialmente a «preservare e mantenere ciò che
resa degli spazi naturali integri rimasti fuori dal mercato»; quella
dell'ecoefficienza, che crede nello «sviluppo sostenibile», nella
«modernizzazione ecologica», nel «buon uso» delle risorse; e infine una
terza corrente, chiamata «giustizia ambientale», oppure «ecologismo
popolare» o ancora «ecologismo dei poveri». Quest'ultima mostra non
«una reverenza sacra per la natura, bensì un interesse materiale per
l'ambiente come fonte e condizione di sostentamento; non tanto una
preoccupazione per i diritti delle altre specie e le generazioni umane
future, bensì per gli umani poveri di oggi... La sua etica nasce da una
domanda di giustizia sociale tra esseri umani, oggi». Tale corrente è
al centro dell'analisi del libro che, con scrittura agile e chiara, si
addentra nel racconto di vari conflitti in varie parti del mondo,
cogliendone le implicazioni teoriche, le strategie, soprattutto
linguistiche ma non solo, utilizzate, le forme di lotta. Insomma, si
parte dall'analisi delle lotte per poter cogliere la teoria generale.
Così, attraverso le storie legate alla protezione delle mangrovie
contro l'industria dei gamberi, alla resistenza contro le dighe, ai
movimenti contro lo sfruttamento di gas e petrolio in aree tropicali,
ai conflitti per la salute e la sicurezza sul lavoro, alle lotte
ambientali urbane sull'uso del suolo, sull'accesso all'acqua o contro
certe forme di smaltimento dei rifiuti, e tanti altri racconti di
resistenze e lotte, Alier raggiunge appieno l'obiettivo che si era
prefissato con il suo libro, ovvero osservare da vicino «la crescita di
un movimento globale per la giustizia ambientale che potrebbe condurre
l'economia verso l'adeguamento ecologico e la giustizia sociale».
MATERIALI
Dai movimenti sociali alla nascita di una sinistra globale
La «green economy» è l'espressione che evoca un auspicabile cambiamento
nei rapporti tra la produzione la tutela dell'ambiente. Si parla di
«economia verde» da oltre un decennio, ma sono stati Al Gore e Barack
Obama che l'hanno portata sotto i riflettori del grande pubblico. Il
primo, attraverso la sua attività di produttore indipendente, l'ha
imposta come un tema centrale nell'agenda mondiale. Un lavoro di
denuncia premiato, nel 2007, con il Nobel per la pace. Il presidente
degli Stati Uniti, invece, ha indicato nella «green economy» la via
d'uscita dalla crisi economica. Ma al di là della versione
«mainstream», l'ecologia è anche l'asse attorno alla quale ruota una
proposta di rifondare la «sinistra politica» alla luce dei movimenti
sociali in difesa dell'ambiente, di critica alla multinazionali
agroalimentari e dei faraonici progetti di «modernizzazione». È questo
il filo rosso del saggio «The rise of the global left» scritto dallo
studioso brasiliano Boaventura De Sousa Santos e pubblicato dalla casa
editrice Zed Books (www.zedbooks.co.uk). politica
AL MERCATO DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE
By rassinistra · August 8, 2009 · 0 Comments · 2 Views
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